Il fiume di Eraclito

21 Aug Il fiume di Eraclito

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lun 17-08-2015 14:24, n.6108 – visto 106 volte

“Il fiume di Eraclito”, il nuovo lavoro di Adriana Pedicini

Poesia come comunicazione di fratellanza e di amore

di Elide Apice

Si intitola “Il fiume di Eraclito”, l’ultimo lavoro, di Adriana Pedicini, una raccolta di poesie dal sapore intimista.  “Istantanee di vita a fermare il tempo” si legge nella quarta di copertina, a dare l’idea del tempo che scorre e non ritorna, a  pensare all’ “amore della vita che lenta scivola nel rimpianto” al “timore della morte e nessun rimedio per fermarla”.
E narrano di vita i versi mirabili della poetessa sannita, e della sua complessità, della difficoltà di viverla appieno immersi in una malinconia che riporta al passato nella consapevolezza che nulla potrà fermare quel tempo che ci permea e ci rende mortali.
E’ proprio nell’ineluttabilità di questa consapevolezza che Adriana Pedicini si fa domande, come accade ai poeti, e cerca di darsi risposte che non hanno però certezza e, come Eraclito, giunge alla conclusione che non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume e la vita, quindi, va vissuta attimo dopo attimo, assaporandone colori e sapori, rifugiandosi in volti amici e in certezze d’amore, attraversando con consapevolezza gli inevitabili momenti di dolore e di sofferenza pecrhé ogni attimo della propria vita, che è irrepetibile, assuma l’essenza dell’immortalità.
“Sono poesie scritte nell’ultimo periodo – ci confida l’autrice – scritte subito dopo la precedente raccolta ‘Sazia di luce’, quando più urgente si è fatta la domanda di conoscere il mistero della vita e della morte, nonché la rovina del tempo.
E’ la raccolta di vari pensieri esistenziali pubblicata on line per sperimentare una nuova forma di comunicazione che permetta un contatto diretto con chi è interessato al libro. Ora è stata pubblicata anche la versione cartacea”.
Quale è il messaggio dei suoi versi?
“Spesso la tracotanza dell’individuo in alcune scelte è correlata a una radice di male più profonda e lontana, frutto di una eredità di colpe che risalgono a un passato precedente la sua esistenza.
Posto davanti a un destino che lo trascende, allora, l’uomo trova un margine esiguo per realizzare la propria libertà che è quello di adeguarsi con responsabile consapevolezza alla condizione umana, fidando nella presenza misericordiosa di un ente supremo che dia il significato ultimo alla necessità del vivere.
La vita che ha in sé il dolore, trova in questo il riscatto della dignità e l’unico veicolo della conoscenza e predispone ad una dimensione altra dove il dolore stesso diventa veicolo per il raggiungimento di alti livelli spirituali in cui fede e preghiera permetteranno all’animo di produrre energie positive”.
Cosa è la poesia per Adriana Pedicini?
”La filosofia dell’arte, da Aristotele  all’età contemporanea, ha continuamente scandagliato nei modi del fare poetico, tentando di cogliere significati multipli e improbabili della poesia, la quale non è esprimibile con funzioni finite di parole, poiché il suo proprio oggetto è ciò che non ha un solo nome, ciò che di per sé provoca e richiede più di una espressione, ciò che infine suscita una pluralità di forme e di pronunce.
Diciamo che la mia poesia trae origine dalla sensibilità con cui avverto la meraviglia e il pathos dell’esistenza, consiste nel cogliere le infinite occasioni di commozione e riflessione, di sgomento e di ricerca attraverso un sottile scavo interiore da cui si diparte il flusso della parola perché diventi comunicazione di fratellanza e di Amore”.
Il libro è arricchito dalle belle riproduzioni a colori delle opere della pittrice Anna Perrone.
Può essere acquistato (sia in  versione e-book che cartacea) su Amazon (http://www.amazon.it/Il-fiume-Eraclito-Adriana-Pedicini/dp/8869490432/ref=sr_1_1_twi_2_pap?s=books&ie=UTF8&qid=1438263916&sr=1-1&keywords=Il+fiume+di+Eraclito) o facendone richiesta all’autrice (adriana.pedicini@virgilio.it), mentre solo per la versione on line si può fare richiesta alla casa editrice MNAMON (http://www.mnamon.it/ultimi-arrivi/il-fiume-di-eraclito-ebook.html)  cliccando sulla pagina interna “Emozionarsi”.

6 Comments
  • Simonetta Lein
    Posted at 15:32h, 21 August Reply

    Ciao Adriana ti abbiamo pubblico ma non Si legge ️il tuo desiderio… Cosa Volevi scrivere?

  • adriana pedicini
    Posted at 16:32h, 21 August Reply

    Il mio desiderio è questo, cara Simonetta Far riflettere sul tempo che scorre veloce spesso senza darci la possibilità di afferrare il presente come vorremmo. E soprattutto sul tempo che non ritorna.
    La riflessione trae origine dalla consapevolezza del mistero che ci circonda, ma anche dall’impotenza di squarciare il velo della non-conoscenza. Dunque il mio desiderio non è materiale ma intellettuale e spirituale, ma non per questo non è desiderio. Non è la celebrazione dell’Io ma la ricerca del Noi con cui condividere la riflessione sulla nostra natura di essere umani e sulla vita in genere, perchè, direi con Terenzio,: nihil humani a me alienum puto. Mi affascina tutto ciò che attiene all’Umanità.

    • Simonetta Lein
      Posted at 23:42h, 21 August Reply

      Non sai quanto senti questo tuo DESIDERIO, Siamo in un universo che C’e’ da sempre e ci sara’ per sempre perche’ senno’ dopo cosa c’e’? E sul nostro pianeta e’ tutto secondo lo spazio tempo. Molte filosofie parlano dell’illusione in cui viviamo che ci fa capire quanto siamo limitati con I nostri sensi ma pensiamo Di sapere Tutto. Perche’ non riscrivi per BENE questo tuo desiderio spirituale Cosi’ che si capisca per bene gia’ nel desiderio stesso? Un abbraccio. P.s. Chissa’ qual e’ la verita’ e Se ce n’e’ soltanto una. Ma fino a che ci facciamo domande va tutto bene.

  • adriana pedicini
    Posted at 07:56h, 22 August Reply

    come già ho avuto occasione di dire scrivere non serve solo a se stessi. Scrivere è sempre un atto d’amore perchè si dona la propria parola agli altri, a quanti sono alla roicerca non solo del bello estetico quale si realizza anche nella letteratura, ma soprattutto della “verità” sulla nostra condizione esistenziale. Purtroppo la nostra intellegenza non è capace di svelare questo mistero. Non per questo evitiamo di porci domande. Dunque, desidero proporre le mie riflessioni a quanti si pongono le stesse domande. Per questo ho scritto Il fiume di Eraclito. Per questo ora spiego meglio di che si tratta.Il fil rouge delle liriche che compongono la raccolta è il Weltshmertz (il soffrire universale) già cantato dai romantici: senza patetismo ma con intensa commozione.
    Esso trae origine dalla consapevolezza del mistero che ci circonda, ma anche dall’impotenza di squarciare il velo della non-conoscenza. Da tale buio proviene l’angoscia esistenziale, schiacciata dalla volontà di indagare, di risolvere razionalmente gli interrogativi che ci opprimono. La risposta da taluni è ritenuta impossibile, altre volte una falsa soluzione è prospettata dal possesso dei beni terreni, mezzi per godersi la vita, eludendo il fine ultimo. E il tempo impietoso trascina i suoi passi e non concede tregua. Inseguendo le ombre di sogni impossibili e brancolando tra i tentacoli dei problemi sociali e individuali, l’uomo alla fine solamente si accorge che il suo percorso sta per volgere al termine e spesso capita che non abbia neppure la possibilità di avvedersene, fulminato sul sentiero della vita da avverso destino.
    Vivere allora appare un atto imposto di cui pesa la scelta all’origine, sicuramente diversa se fosse stata concessa in un fantasiosa ipotesi la libertà di decidere se affacciarsi alla vita oppure no. E i macigni in cui il passo inciampa durante il cammino esistenziale sono tanti e diversi tra loro.
    E alla fine ci attende l’abisso.
    I tentativi prometeici di farla franca non sono concessi, nessuno può sfuggire al compito dell’ultima Parca.
    Occorre un grande atto di umiltà per riconoscere il limite umano.

    Tutto l’uomo inventò.
    Solo dai mali gravi e dalla morte
    non ha trovato, né troverà scampo,
    anche se dei rimedi ha scoperto
    per mali che incurabili sembravano.
    Sofocle, Antigone

    Dissennato allora mancare di rispetto alla vita, l’unico bene che possiamo saggiamente amministrare, senza esserne peraltro possessori. Folle è lo sfrenato disegno di dominio. Deplorevole dissiparla.
    Ma la tracotanza dell’individuo nelle sue personali scelte è in alcuni casi correlata a una radice di male più profonda e lontana, frutto di una eredità di colpe che risalgono a un passato precedente la sua esistenza: la catena delle ”maledizioni “risale allora alle origini remote della stirpe.
    Posto davanti a un destino che lo trascende, l’essere umano trova un margine esiguo per realizzare la propria libertà: quello cioè di adeguarsi con responsabile consapevolezza alla condizione umana, fidando nella presenza misericordiosa di un Ente supremo che dia il significato ultimo alla stessa “necessità” di esistere.
    E se la costante della vita è, in definitiva, il dolore, in esso è anche il riscatto della dignità umana, oltre che l’unico veicolo possibile della conoscenza (πάθει μάθος). E, inoltre, esso predispone ad una dimensione altra, dove il dolore è anche il veicolo per raggiungere livelli spirituali alti, in cui la Fede e la preghiera risultano essere di significativo impatto sull’animo umano che in tal modo “graziato” produrrà positive energie con ricadute notevoli nella personale vicenda esistenziale.
    Adriana Pedicini

  • Sarah Z
    Posted at 10:35h, 26 August Reply

    Bellissimo 🙂

    • adriana pedicini
      Posted at 11:12h, 26 August Reply

      grazie….non rimane che leggere il libro!

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