Ho reso orgoglioso papà

01 Mar Ho reso orgoglioso papà

Mi chiamo Fabrizio Negroni e di professione faccio il sognatore. In realtà non è proprio così perché la mia vera attività è fare l’analista per una multinazionale. Sognatore è un titolo che mi assegno da solo perché credo mi descriva bene.
Sin da piccolo ho sempre fantasticato su tutto, in ogni luogo che visitavo riuscivo a collocarci dei personaggi, immaginando i loro discorsi e le loro emozioni. Crescendo passavo ore ed ore ad ascoltare musica, ed ovviamente a fantasticare.
Durante gli anni dell’adolescenza mi sono perso un po’, la scuola era per me un luogo in cui meno stavo meglio era. La mia materia preferita? Naturalmente l’italiano. C’era un momento, un solo momento, in cui per me frequentare quel luogo aveva un senso, nelle 3 ore del tema. Voti altissimi e sempre il solito commento della professoressa; sii più sintetico.
A diciotto anni mi chiamarono per adempiere al mio dovere, il servizio militare. La prima volta lontano da casa. Partii con l’idea di firmare, dopo 2 mesi, in lacrime, speravo solo di uscirne il prima possibile. Di questa esperienza mi porto nel cuore la Liguria, un luogo a cui ancora oggi sono molto legato.
Nella vita arriva sempre un momento in cui ti poni questa domanda: Ed ora che faccio?
L’età di vent’anni per me è stato il punto di svolta. Una notte, mentre guardavo in TV le gare di vela, sentii il bisogno di andarmi a fumare una sigaretta. Mi affacciai alla finestra e tra un tiro ed un altro mi resi conto che il mondo dormiva, mentre io ero sveglio. Qualcosa non andava, tutto ciò che faticosamente mio padre cercava di dirmi da anni improvvisamente diventò realtà.
La considerazione fu una ed amara: Nella mia vita non stavo costruendo nulla. Basta sognare, ora concretezza!!
Il giorno dopo mi svegliai e cominciò quella che amo definire “La lunga corsa!”.
Da quel momento iniziai a fare tutti i lavori possibili ed immaginabili, l’agente immobiliare, il consegnatario, l’autista, il trasportatore di pesce, insomma mi buttavo su tutto ciò che potesse far capire a mio padre, immenso esempio di sacrificio e stabilità, che suo figlio era come lui.
A ventitré anni l’illuminazione, l’università.
Si riparte! Il giorno a lezione e la sera in un call center. Per sette lunghi anni non ho fatto altro che rincorrere quel titolo così tanto ambito nell’Italia del: “Lei non sa chi sono io!”.  
Era di luglio ed un brizzolato professore disse più o meno queste parole: “Questa commissione di Laurea la dichiara Dottore in economia e management”.
E’ raro che mi chiamino così e quando lo fanno mi limito a segnalare loro che: non salvo vite, non faccio interventi chirurgici e non mi occupo di far nascere i bambini.
In quegli anni di università però accadde qualcosa che stravolse per sempre la mia vita. Era un caldo pomeriggio di ottobre e mio padre si accasciò tra le mie braccia, emorragia cerebrale.
Lo riportammo a casa dopo 3 mesi passati in ospedale tra coma e riabilitazione, una vita tutta da reinventare.
Io e papà, un rapporto già fortissimo che diventò inscindibile dopo questo evento.
L’uomo guida, il padre forte ed il marito premuroso non c’erano più, ciò che restava di lui erano:un grande cuore, una immensa dolcezza ed il 90% delle capacità cognitive e relazionali, forse poco per molte persone ma tantissimo per me.
Poteva andar peggio, ci dicevamo tutti guardandoci in faccia. Con questa frase in testa siamo andati avanti per otto anni, un periodo in cui con mio padre sono riuscito a vivere tenerezze immense, fatte di lunghi abbracci, tanti baci e giornate intere a chiacchierare. Quell’evento, che per molti fu solo una sciagura, per me fu l’occasione di accudire ed amare mio padre come si fa con un bambino piccolo ed indifeso, il nostro amore, anche per questo, sarà ancor più speciale di tanti altri.
Gennaio 2014, papà se ne va. Niente più sedia a rotelle, niente più visite e niente più “fatiche”. Il bambino indifeso è tornato il padre forte, ed ora cammina nell’Eden.
Gli anni che per me dovevano essere i più devastanti alla fine si sono rivelati i più belli. Ho trovato l’amore della mia vita, ho una piacevole posizione lavorativa e soprattutto sono riuscito a rendere orgoglioso di me mio padre.
Il bambino sognatore alla fine, alla tenera età di trentacinque anni, ha deciso di metter nero su bianco quelle fantasie ed oggi ha scritto un romanzo dal titolo “Il segreto di Micol”, con prefazione a cura di Simonetta Lein.
Questa è la mia vita, magari non sono andato sulla Luna, non ho condotto mai Sanremo e  probabilmente non avrò mai abbastanza soldi per comprarmi un’isola, ma sono felice lo stesso.
Fabrizio Negroni (www.ilsegretodimicol.com)
1Comment
  • Simonetta Lein
    Posted at 01:08h, 17 March Reply

    Caro Fabrizio, sei stato ufficialmente inserito nella nuova categoria un sogno chiamato libro poichè ci sembravi il giusto esempio da seguire per raccontare dei sogni legati a questi nostri inseparabili cmpagni di vita, i libri. Diffondi il più possibile e #desideriamo sempre

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