Esprimi un desiderio

29 Aug Esprimi un desiderio

Desiderare. E’ un tempo così morbido. Quasi indulgente. Non deciso come, io voglio! E meno onirico di sognare. Anche se sconfina, a volte con forza, altre con pigrizia, nell’uno o nell’altro. Non ricordo molto dei miei desideri di bimbo. Mi piacerebbe ritornare alla prima volta che ho desiderato qualcosa. Forse all’asilo, quando di nascosto sbirciavo sotto il bagno delle bambine. Desideravo entrare a scoprire quel mondo sconosciuto? Oppure ancora prima, quando mi nascondevo dietro le alte tende di velluto verde del salotto. Desideravo già allora mondi diversi dove giocare? Di sicuro, da adolescente, desideravo essere un supereroe. Niente di particolarmente impegnativo, per carità. Mi sarebbe bastato l’uomo ragno, di cui, se non altro, condividevo le disavventure psicologiche. Una certa idea di invulnerabilità mi ha accompagnato fino a una rovinosa caduta dalle scale, che mi mostrò i limiti, a volte invalicabili, dei desideri. Il primo desiderio vivido, forte, e nello stesso tempo appagante, lo ebbi quando, (ero sempre un bimbo curioso), portai a sviluppare la mia prima pellicola super 8. Una cinepresa rollei mi aveva consentito, per la prima volta, di riprendere la realtà come avrei voluto che fosse, e non per quella che era. Ci avevo messo nuvole, tante nuvole. E coccinelle. Un agnello in un prato verdissimo. E mio fratello, che però non era mio fratello, ma interpretava qualcun altro. Perchè la realtà, si sa, è così banale. E ricordo ancora, in quel negozio scuro, il fotografo che si complimentò con mio padre, per quelle riprese. (eh sì, altro che privacy, il fotografo ai tempi era come il prete, sviluppava tutto, e vedeva tutto) Mio padre mi guardò, come a dire, ma che hai combinato? E poi disse, al vecchio fotografo, che sapeva di acido e toscano, che quella era opera mia. Ricordo ancora l’espressione sorpresa di quell’uomo, e anche, credo almeno di ricordare così, l’ammirazione per quel bambino. E, se ci penso, i colori vividi delle pellicole kodak, quegli azzurri così blu, e quei rossi così accesi, hanno da allora fatto da sfondo ai miei desideri. Il mondo del cinema ha da sempre accompagnato la mia vita. Non mi bastavano mai gli sceneggiati in bianco e nero. Guardavo quell’enorme investigatore dal nome così affascinante: Nero Wolf. E subito era un cuscino sotto la maglietta, e una pista da seguire per scoprire l’assassino del fratello (sempre lui, vittima designata, o, se preferite, attore feticcio). Guardavo i cupi corridoi nel Louvre, con il terribile fantasma Belfagor, e subito la taverna si popolava di strane e inquietanti presenze. E così, di film in film, di sogno in sogno, ho desiderato diventare un attore. Ma come fare? In un mondo così piccolo come un paese di provincia. In un destino così segnato. Come quello di una laurea in medicina, perché: il pezzo di carta prima di tutto. Non avevo abbastanza forze per ribellarmi. Ma ne avevo abbstanza per adattarmi. E allora la laurea in medicina si trasforma in laurea in veterinaria. Perché ovunque, nella nostra casa, la presenza di cani, gatti, agnelli, galline, oche, criceti, giù giù, nella scala evolutiva, fino a pesci, mantide religiose, (ebbene sì, ho ripreso anche il terribile, e forse metaforico, accoppiamento della femmina, che consumava il marito nel senso letterale del termine) era una costante. Ogni arrivo, ogni nuovo ospite, era accolto da scenate isteriche di mia madre, e sospiri rassegnati di mio padre. Così eccomi, dopo 54 esami, veterinario. Camice verde, e tanti desideri ancora da sognare. Già, perché non mi ero certo dimenticato del mio alter ego attore. Alla fine del lavoro, andavo a Milano, a frequentare una scuola di teatro. Sessanta km andata. Sessanta ritorno. Quattro volte a settimana. E poi non mi sono fermato. Certo che no. Dopo Milano, Roma. E una scuola di sceneggiatura. Con la curiosità che sempre si mescolava al desiderio, e mi spingeva avanti. Grandi desideri, grandi entusiasmi, grandi soddisfazioni e grandi cadute. E sì, certo, poi il desiderio dell’amore. Ho amato tanto. E l’ho sempre desiderato. Concedermi. E amare. Non una sola volta. Perché io non so cosa sia, ancora bene, l’amore. Ma giuro che ce l’ho messa tutta, per capirlo. E il desiderio, anche lì, l’ho messo sempre. E ora? Ora sì, ora, dopo tutto questo fiume di parole, dovrei esprimere un desiderio. E allora penso, penso cosa potrei desiderare qui. Che vada in porto finalmente quel progetto di lungometraggio? Che trovi il coraggio di mandare quella drammaturgia al regista famoso? O all’editore quel manoscritto nel cassetto? Ci penso, e poi penso che no. Alla fine quelli non sono desideri. Quelle sono cose che devo solo trovare il coraggio di fare. Ecco, allora penso che sì, forse un po’ sono invecchiato. Desiderare è sempre più faticoso. Il mutuo, la crisi, le spese, le energie perdute. E allora, se ci penso proprio bene, il desiderio che voglio esprimere qui è solo uno. Continuare ancora, e sempre, a desiderare come quel bimbo con la cinepresa.

 

nonfaretardi

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8 Comments
  • Simonetta Lein
    Posted at 16:46h, 29 August Reply

    Che desiderio puro, Che storia fantastica! Grazie. Trovare la forza di essere ancora quel bambino credo sia la chiave di tutto, e’ lui che ha poi il coraggio perché a noi adulti manca quello. Perché abbiamo sempre paura di cosa penseranno gli altri e poi… Poi passano gli anni e la vita se ne va. Resta quel bambino e vai, prova con i tuoi scritti da tutti, fatti sentire, il modo ha bisogno di belle storie #desideriamo

    • Nonfaretardi
      Posted at 05:51h, 30 August Reply

      Grazie di cuore, Simonetta! Sì, il bambino è sempre lì. Ha solo bisogno, a volte, di continuare a crederci. E una cosa, in questi anni, ha capito. Bisogna credere in sé stessi, e nella capacità di sognare sempre, ma è importante anche trovare qualcuno che creda in noi. Quindi grazie delle tue belle parole, il bambino con la cinepresa sorride.

  • Alessandro Quagliata
    Posted at 18:24h, 29 August Reply

    In ognuno di noi esiste il nostro Io bambino e tutti o quasi lo esternano rare volte. Il mondo ha bisogno di leggere queste storie, questi desideri proprio perché il mondo li possa apprendere. Il coraggio di fare non altro è sconfiggere quella dannata paura che esiste in tutti, prova e riprova a presentarlo e vedrai che un giorno quella porta la troverai inaspettatamente aperta. Come farebbe mai ad aprirsi diversamente.

    • Nonfaretardi
      Posted at 05:54h, 30 August Reply

      Grazie mille, Alessandro. La paura, ecco, quello veramente è l’unico vero limite che ci frena. Più di tutto, la paura di non riuscire più a desiderare. Perciò ti ringrazio, per le tue belle parole.

  • Giady
    Posted at 10:07h, 30 August Reply

    Vivendo il momento di una decisione difficile, come quella di una laurea magistrale che sto tentando senza certezza alcuna, confusa tra ciò che voglio io e ciò che gli altri si aspettano che io faccia, fa piacere leggere certe cose e farebbe ancora più piacere, come dici tu, ritornare a desiderare tanto forte da non riuscire a pensare ad altro, proprio quando desiderare diventa difficile, presi come siamo dalla nostra quotidianità. Cosa desideravo? E cosa desidero adesso? Non so più rispondere e la cosa mi spaventa davvero molto.

    • Nonfaretardi
      Posted at 13:38h, 30 August Reply

      Vedi Ciad, spesso, a fronte di una strada da intraprendere, o già intrapresa, ci si sofferma a pensate: e se stessi sbagliando tutto? E se poi, tra qualche anno, avrò solo rimpianti? Io sono sempre stato curioso di esplorare altre strade. E ogni volta che ho dovuto prendere una direzione precisa, ho sempre avuto la paura di lasciare per strada altri desideri, forse più miei In realtà, è forse questo potrebbe essere anche un consiglio per te, io ho cercato, anche con sacrifici, di tenere vivi quei sogni. Seguendo corsi e cercando persone appassionate come me, ho scoperto di poter realizzare desideri, pur avendo scelto una strada precisa. Fallo anche tu. Non lasciare che la tua scelta condizioni tutta la tua vita. Se hai una passione o un desiderio coltivalo, magari un giorno diventerà la tua vera vita. Ciao!

  • felicia
    Posted at 18:09h, 30 August Reply

    La tua storia mi ha emozionato e ti assicuro che non mi capita spesdo! E’ bellissimo rivedere ne tuo racconto l’ anima del fanciullino che è una in ognuno di noi. Ricordo esattamente momenti simili a quelli che hai descritto. Grazie per aver risvegliato dei bellissimi desideri.

  • Nonfaretardi
    Posted at 07:57h, 31 August Reply

    Grazie a te, Felicia, per la condivisione!

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